A metà giugno il Censis ha pubblicato un comunicato stampa che – salvo un articoletto defilato su Repubblica – non è stato ripreso dalle principali testate nazionali. Che cosa spiegava? Ovviamente, un altro problema del nostro paese: la mobilità sociale.

«Quasi 4 giovani diplomati e laureati di 15-34 anni su 10 svolgono un lavoro inadeguato rispetto al proprio titolo di studio: si tratta complessivamente di 1,5 milioni di persone». Contrariamente alle aspettative, il dato è piuttosto omogeneo tranne che per i liceali, per i quali la condizione riguarda uno studente su due. Ma la situazione non è migliore tra gli altri: è semplicemente “meno peggio”. Tra i diplomati presso gli istituti tecnici il dato è del 37% e sale al 41% per gli istituti professionali e per i laureati triennali.

Ma non finisce qui, perché sullo sfondo è sempre in agguato la disoccupazione giovanile: il Sole 24 ORE, citando un rapporto Istat, afferma che a marzo 2018 era del 32% nella fascia 15-24 anni e del 16% nella fascia 25-34. Quindi, non solo dovremo preoccuparci di trovare un lavoro, ma anche sperare che sia all’altezza della nostra preparazione.

Non voglio aprire un discorso sulle “priorità dell’Italia di oggi” (mi riferisco all’evidente sovraesposizione mediatica sull’immigrazione). Il vero discorso è che la promessa in cui hanno creduto i nostri genitori e i loro genitori prima ancora non si è avverata: l’istruzione non è la chiave per la mobilità sociale.

La mobilità sociale è una chimera, che se esistesse per davvero non avrebbe comunque portato con sé i cambiamenti auspicati. Ce lo dice il Censis: «Il 60,5% delle persone laureate con figli ha figli che si sono laureati. Tra i genitori diplomati la quota scende al 34,8% e crolla al 10,6% tra le persone che hanno conseguito solo la licenza media».

Non esiste meritocrazia che possa spiegare questi fenomeni. È difficile intravedere la via d’uscita, perché non si tratta solamente di “far ripartire la crescita”: come possiamo creare nuovo lavoro all’altezza della nostra preparazione? Non esistono soluzioni a breve termine. Nel frattempo non facciamo altro che starnazzare, perché evidentemente non siamo fatti per la lungimiranza.

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