UniBG non ha patrocinato il Pride: risponde la professoressa Barbara Pezzini

La professoressa Barbara Pezzini, prorettrice delegata alle politiche di equità e diversità

Sicuramente conoscerete tutti la pagina Facebook di Spotted Unibg: come da manuale, saprete che cosa fanno (ossia pubblicare sulla loro bacheca i messaggi che arrivano in privato in modo anonimo), ma non conoscete gli amministratori. Sulla pagina, poco dopo il Pride a Bergamo, è comparso un post in cui uno studente si chiedeva come mai il Pride non ha ricevuto il patrocinio del nostro ateneo. Manca qualcosa, dice lo studente: «Lo striscione di UniBG». Si tratta del primo Pride, prosegue, «e il nostro ateneo non era nemmeno rappresentato da una bandierina, un pennacchio, un volantino. Non mancavano nemmeno gli striscioni della Bicocca e della Statale di Milano, e il nostro dov’era?».

La questione ha suscitato un dibattito nei commenti, dove fortunatamente molti degli studenti hanno fatto notare che i nostri studenti c’erano, anche se non si sono organizzati bene come gli altri. Per questo motivo abbiamo contattato la professoressa Barbara Pezzini, prorettrice delegata alle politiche di equità e diversità, spiegandole che cosa stava succedendo e invitandola a fornirci dei chiarimenti.

La professoressa Barbara Pezzini

Professoressa, qualche parola sul dibattito prima di tutto.

«Certamente. Da una parte bisogna dire che questo confronto è una manifestazione di attenzione e di sensibilità verso questi temi, e soprattutto di una volontà di impegnarsi per fare qualcosa. Quello che non è chiaro è se laddove si lamenta l’assenza dell’Università sia per la partecipazione degli studenti o dell’istituzione. È una differenza molto importante, perché sono due piani da distinguere nettamente. L’ateneo non era tra gli organizzatori e non è nemmeno stato interpellato in quanto possibile ente di patrocinio. Se fosse stata avanzata una richiesta simile, in quanto prorettrice delegata sarei stata la prima ad essere informata e avrei portato la questione in senato accademico, che è la sede competente a decidere».

Chiaro. E quali sono le politiche di equità che promuove l’ateneo?

«Innanzitutto, prima ancora delle politiche l’ateneo si occupa di queste tematiche attraverso la ricerca e l’insegnamento, le attività che sono al cuore della nostra istituzione. Ogni dipartimento ha le sue iniziative, ma le prime a venirmi in mente sono quelle di Giurisprudenza, come il corso Analisi di genere e diritto antidiscriminatorio che – pur avendo cambiato denominazione nel corso degli anni – è presente sin dal 2001. Siamo stati partner di progetti europei e ci sono state équipe di ricerca che si sono occupati del tema, come il Centro Zebra. L’interesse di ciascuno degli studenti può trovare facilmente risposte nel nostro ateneo, che certamente può vantare una lunga tradizione di competenze a riguardo.

Inoltre, a seguito delle iniziative della consulta studentesca abbiamo istituito nel 2015 il libretto alias per gli studenti in fase di transizione da un sesso a un altro. I rappresentanti degli studenti si sono documentati sulle esperienze degli altri atenei italiani e il senato accademico ha approvato la proposta. Infine, mi preme segnalare che con la recente modifica del codice etico dell’ateneo è stata introdotta la figura del consigliera/e di fiducia, che sarà un riferimento per tutte le componenti dell’ateneo per quanto riguarda le molestie e le discriminazioni di ogni tipo. Il bando sarà pubblicato a breve e contiamo di aver individuato questa figura per il prossimo anno accademico».

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