Che cosa è BIG, in tre semplici punti

Tutte le foto di BIG, il Business Game Intergenerazionale di CFMT

Ecco la squadra dei vincitori!

Tutto quello che c’è da sapere su BIG, il primo Business Intergenerational Game, promosso da CFMT (e vinto dagli studenti UniBG)

BIG –  Business Intergenerational Game si è tenuto per la prima volta Dal 30 ottobre al 26 novembre 2017. BIG è stato ideato da CFMT, azienda che si occupa della formazione di dirigenti e aziende del terziario da oltre vent’anni e la prima edizione è stata un successo: si sono iscritte 87 squadre, per un totale di 700 partecipanti. Non è dunque una sorpresa leggere che gli organizzatori si stiano preparando con entusiasmo alla prossima edizione, che prenderà il via nel 2019. Ma perché? Abbiamo scoperto che sono tre i motivi che hanno reso questo progetto un successo.

1. BIG è gioco economico 

Il punto di partenza comune era una situazione di crisi. Ogni squadra rappresentava un’azienda produttrice di giocattoli, la GIOCHI RIBONI S.p.A., e l’obiettivo era restituirle un buon posizionamento sul mercato. Gli avversari non erano le altre squadre, che nemmeno potevano in influenzarsi tra loro, bensì il mercato stesso, rappresentato da cinque concorrenti. Non esiste una soluzione ottimale: i risultati dipendono dalla qualità delle scelte prese. 

2. La centralità del rapporto intergenerazionale. 

Molto importante era considerato lo scambio di capacità tra manager e i nativi digitali. Formando squadre composte da ambedue le parti, è stato infatti possibile fondere l’esperienza dei primi con le competenze dei secondi, e permettere agli uni di imparare dagli altri. 

3. Il learning tour

Nel 2018, le prime due squadre classificate hanno avuto la possibilità di visitare due aziende di giocattoli. Per la seconda classificata, l’azienda nazionale Quercetti a Torino; per la prima classificata nientemeno che la Lego a Billund, in Danimarca (dopotutto, anche un professore di UniBG usa i Lego per insegnare l’imprenditorialità). Queste visite hanno permesso ai partecipanti di vivere due realtà aziendali e di prepararsi ad un mondo del lavoro mutevole. L’esperienza ha, inoltre, permesso un’accelerazione alle conoscenze grazie a delle emozioni e processi di apprendimento impossibili da sviluppare utilizzando libri o internet. 


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