Uscire dall'Unione è folle, ce lo dicono i dati

Brexit finora è costata 500 milioni di sterline a settimana e il peggio deve ancora venire | CER

Perché uscire dall’Unione Europea è folle, nonostante quel che si pensi

Inutile girarci intorno: uscire dall’Unione Europea non è un’opzione, anche se la maggioranza degli italiani non è esattamente d’accordo. «Non esattamente» perché i dati dell’ultimo Eurobarometro, il sondaggio annuale della Commissione Europea circa l’opinione pubblica sull’UE e le sue istituzioni, non restituiscono un’immagine coerente. 

Per fare un esempio: il 65% si dice a favore dell’Unione e della moneta unica, con solo un 26% di contrari. Ma alla domanda se il paese abbia beneficiato dalla permanenza nell’UE, il 43% degli intervistati italiani si dice d’accordo, il 45% contrario. Siamo l’unico paese UE in cui i pareri negativi sono superiori: persino in Grecia il 54% degli intervistati è d’accordo (40% i contrari). 

Eurobarometro 2018 | L'Italia è l'unico paese in cui la maggioranza ritiene di non aver beneficiato dall'UE
In Italia il 45% del campione crede che il nostro paese non abbia beneficiato dall’essere membro dell’UE

Che cosa dicono i dati, quelli che contano

Eppure ci basterebbe guardare al Regno Unito per scoprire gli effetti negativi di un’eventuale uscita dall’Unione. Il The Guardian cita il pluripremiato think tank londinese «Centre for European Reform», che ha stimato che l’economia britannica si è contratta del 2,5% da dopo il referendum. E il peggio deve ancora venire, perché effettivamente sono ancora nell’Unione. A conti fatti, spiega il CER, questo significa che sono stati persi 26 miliardi di sterline all’anno, cioè 500 milioni di sterline a settimana. 

Uscire dall’Unione senza un accordo di scambio (hard Brexit) non offre prospettive rosee. Dopotutto, il 47% delle esportazioni britanniche finisce nell’UE, da cui proviene il 51% delle merci importate. Praticamente un bene su due beneficia delle agevolazioni del mercato comune europeo. È proprio questo mercato unico che rende (virtualmente) l’Unione Europea la prima economia mondiale. Noi italiani ne beneficiamo allo stesso modo: il 56% delle nostre merci viene esportata nell’UE, da cui proviene il 61% delle nostre importazioni. 

La situazione incerta del nostro paese non è certo imputabile ai vincoli dell’UE – ai quali sono sottoposti tutti gli altri paesi europei nella stessa misura – ma dalla nostra incapacità di fare riforme efficaci (non si salvano neanche gli «80 euro di Renzi»). Fuori dall’Unione non ce la caveremmo come il Regno Unito: con questi di livelli di crescita, debito, stabilità e credibilità non possiamo aspettarci nulla di più. 

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