Dall’altra parte del bancone

altra parte del bancone

Dall'altra parte del bancone // foto di Unsplash

Ho lavorato un anno come cassiera in un supermercato, e me ne sono successe di tutti i colori

Non è facile raccontare l’esperienza di chi sta dall’altra parte del bancone: da un lato perché è stata molto formativa, dall’altro ci sono tanti piccoli episodi divertenti (e anche meno) che porterò sempre con me.

Ho fatto la cassiera presso un supermercato per un anno, tra alti e bassi, che se tornassi indietro rifarei nuovamente. Alla nostra età non è male mettersi in gioco e indossare, anche se per poco tempo, la divisa che altre persone invece indossano ogni giorno. Significa capire come funziona là fuori il mondo, scontrarsi e farsi anche male con quello che significa lavorare al giorno d’oggi.

Ho lavorato solo la domenica e i giorni festivi per otto ore, che è fattibile anche se arrivavo a fine giornata esausta per via dei gesti ripetuti, delle solite parole e per la paura dei resti sbagliati. Ovvio, sono cose che una persona che accetta di fare questo lavoro deve tenere in considerazione.

Più di una volta mi sono chiesta come riuscissero le altre a lavorare ogni giorno in un ambiente così caotico, stressante e con persone molto spesso scorbutiche e maleducate, perché di persone così i supermercati ne sono pieni, anche se per fortuna, si trovano spesso persone che cercano di aiutarti con piccoli gesti, sorrisi o battute.

Una coppia di anziane, quest’estate, avevano confuso la loro spesa e avevo dovuto stornargli ripetutamente mele e prosciutti, perché non capivano di chi fosse un prodotto e di chi l’altro e alla fine, vedendomi un po’ provata da tutto questo, una delle due ha allungato la mano in una carezza, come me l’avrebbe fatta mia nonna, dicendomi in bergamasco che si scusava per avermi  tirata matta.

Oppure quel bambino che al consueto prelievo dei soldi da versare, mi aveva chiesto se fossero miei e se fossi la proprietaria del supermercato, con sua madre che gli aveva risposto che se così fosse stato non sarei stata di certo in cassa, con una risata di tutti e tre.

Ricordo anche di quel signore che a Ferragosto, quando non c’era nessuno alle casse e io ero persa nei miei pensieri, era venuto di soppiatto alla mia cassa solo per farmi spaventare (riuscendoci) e poi di sua moglie che arrivando subito dopo, si scusava per cosa avesse fatto, dicendomi di quanto fosse “bambo”.

Però, oltre a questi ho molti altri ricordi sia negativi che, per fortuna, positivi, come delle mogli che scherzavano in merito ai loro mariti perché avevano sbagliato ad acquistare dei prodotti, o anche dei bambini che cercavano di aiutarmi passandomi gli articoli, i complimenti delle vecchiette, gli articoli dimenticati alla cassa, i conoscenti che, anche solo per una volta, erano passati a trovarmi giusto per mandarmi più in tilt ancora, ma anche per strapparmi un sorriso.

Sono tutti ricordi che bene o male hanno caratterizzato questa esperienza, che mi ha permesso di approcciarmi ad uno spaccato della società in tutte le sue sfumature comportamentali, emotive e relazionali.

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