I numerini dell'istruzione

I Ministri Bussetti e Costa alla firma del protocollo per l'ambiente

Io ci ho provato a fare un editoriale che non fosse politico. Davvero: mi ci sono impegnato e l’ho pure scritto. Ma non posso più pubblicarlo.

Il ministro Bussetti ha annunciato due cose. La prima è che sembra che saranno stanziati 40 milioni per l’università nel 2019 e 100 milioni l’anno per il 2020-21. Tuttavia, nel momento in cui scrivo, sono solo parole: non si sa che cosa sarà della Legge di Bilancio [nota dal futuro: qui ci sono alcuni dati].

La seconda invece è la firma di un protocollo d’intesa, il cinque dicembre, con il ministro dell’ambiente Costa. Con un milione e trecentomila euro, annuncia Bussetti su Facebook, si «finanzieranno percorsi di educazione ambientale per gli studenti, programmi di formazione per docenti e ATA, riqualificazioni di spazi scolastici nel rispetto dell’efficienza energetica».

Non serve essere sostenitori del governo per apprezzare le intenzioni. Ma allo stesso modo non serve essere oppositori per capire che sono risorse insufficienti per fare bene tutte queste cose.

I 40 milioni all’istruzione sono bazzecole, in un bilancio che complessivamente vale 7,3 miliardi (2018). Non lo dico per attaccare l’attuale governo e le dichiarazioni impossibili come quelle della Senatrice Paola Taverna: «Le università torneranno a respirare». Le cifre sono le stesse degli esecutivi precedenti: la morale è che in Italia nessun governo ha investito somme considerevoli nell’istruzione.

Restiamo il fanalino di coda dell’UE: spendiamo per l’istruzione in generale solo il 3,9% del PIL (2016) e per l’Università solo lo 0,4%. La media UE per la spesa universitaria è dell’1,3%; in cima  svetta la Danimarca con il 2,3%. Senza guardare troppo in alto, però, resta che la Francia che la Germania spendono il doppio di noi. Alle pensioni, invece, destiniamo il 16,5% del PIL: quaranta volte tanto quanto spendiamo in Università.

La verità è che non c’è ancora nessuna parte dello schieramento politico a cui interessi davvero l’istruzione, in Italia. Non c’è nessun partito a cui stia a cuore rappresentare gli studenti. E anche noi, che studenti lo siamo, sembra che non facciamo molto per cambiare le cose.

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