Matricola 21

Matricola 21

La storia di Matricola 21, una delle prime iscritte a UniBg

L’intervista a una delle prime matricole del nostro ateneo

Ho incontrato Matricola 21 un venerdì pomeriggio, verso le cinque. Mi ha accolto in casa sua e, non appena ci ho messo piede, sono stata invasa da una miriade di ricordi. Matricola 21, infatti, è la zia di mia mamma.

Nel settembre del lontano 1968 aveva preparato tutte le carte per iscriversi all’Università di Verona, ma proprio quell’anno era giunta a Bergamo una grandissima novità: la fondazione della facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne. Così, in quattro e quattr’otto, si iscrisse lì e a novembre iniziò le lezioni.

La sede era unica e si trovava presso il Comune in Piazza Vecchia. Era una struttura piuttosto piccola che, già al primo anno, si trovava ad ospitare circa trecento/quattrocento persone. Da subito, però, l’università fornì una piccola mensa per permettere ai fuori sede di pranzare.

Le lingue che si possono studiare ora venivano già insegnate all’epoca, con l’eccezione di tedesco che disponeva di poche cattedre e che era quindi di difficile accesso. Matricola 21, anche per questioni lavorative, scelse di studiare inglese e francese.

La carriera scolastica era strutturata in modo diverso. Era prevista la scelta di un percorso quinquennale, che consisteva nello studio di due lingue principali: la prima per cinque anni, mentre la seconda per quattro. (All’epoca, gli studenti di questo percorso erano un po’ snobbati… Insomma, la rivalità era già presente.) Oltre alle due lingue, il piano di studio possedeva  anche un blocco di materie a scelta.

Matricola 21 mi raccontò che il suo esame più difficile è stato il tema di lingua italiana, che si discostava parecchio dalla sostanza delle lezioni e che godeva del giudizio personale del professore di allora, figlio del grande Gavazzeni. Mi racconta che era un uomo alquanto particolare, sessantottino convinto e politicamente attivo.

Le lezioni di lingua erano diverse rispetto a quelle odierne e comprendevano il dettato, la produzione di testi, lo studio delle regole grammaticali e della letteratura. Per esercitarsi nell’ascolto era stata istituita una piccola sala che conteneva una decina di mangianastri. Inutile dire che, prima di ogni esame, questo “laboratorio d’ascolto” quasi improvvisato veniva preso d’assalto senza troppe remore. La tecnologia del tempo non aveva ancora inserito le fotocopiatrici infatti, per i primi anni, le copie venivano effettuate a mano. Solo negli anni Settanta vennero aggiunte. Per quanto riguardava gli esami, invece, occorreva che risultassero sufficienti in ogni parte per considerati superati. Era invece obbligatorio le tesi riguardassero l’ambito culturale della prima lingua a scelta.

Matricola 21 si è laureata nel novembre 1973. Ha mantenuto il suo settore di studio per quanto riguarda la professione, esercitando l’insegnamento alle superiori e, per qualche anno, anche alla stessa Università di Bergamo, al fianco di alcuni professori tutt’ora presenti. A distanza di 50 anni, sua nipote studia le sue stesse lingue nello stesso corso della sua università. Che sia un segno del destino?

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Segnaliamo la Luberteca, iniziativa di LUBERG, l’associazione dei Laureati dell’Università di Bergamo, che sta raccogliendo le testimonianze dei primi alumni del nostro ateneo.

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